Friday, 13 March 2026

Lettera smarrita della vedova del colonnello Montezemolo



Solo una volta, in 27 anni di ricerche negli archivi vaticani, mi era capitato di trovare un documento sigillato il cui contenuto non era mai stato esaminato. Oggi è successo di nuovo. Attualmente sto esaminando i fascicoli della Prima Sezione della Segreteria di Stato Pontificia relativi al periodo tra il 1936 e il 1958, alla ricerca di materiale riguardante l'Ucraina. Effettuando una ricerca per parole chiave utilizzando l'indice digitalizzato di questi fascicoli dell'Archivio Apostolico Vaticano, mi sono imbattuto in altri nomi interessanti. Uno di questi era: "Marchesa Montezemolo chiede un automezzo Vaticano le trasporti a Roma da Perugia 5 biciclette di sua proprietà". Ho correttamente supposto che si trattasse della vedova dell'eroe di guerra della Resistenza italiana, il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Molti associano la Resistenza italiana ai partigiani comunisti, ma Montezemolo era un aristocratico fedele alla monarchia italiana e un cattolico devoto. Dopo l'occupazione tedesca di Roma, si unì alla resistenza e la sua famiglia si nascose. Suo figlio Andrea, seminarista, si nascose per diversi mesi nel seminario ucraino (il Pontificio Collegio di San Giosafat), fino alla liberazione di Roma da parte degli Alleati nel giugno del 1944.

Il fascicolo che ho esaminato conteneva due documenti, o almeno così sembrava. Il primo era una lettera dell'Ambasciata italiana alla Santa Sede e il secondo una busta indirizzata dalla vedova di Montezemolo, Amalia, soprannominata "Juccia." Dopo aver trascritto il primo documento, ho notato che la busta indirizzata alla contessa Nina Guiglia Sartorio era sigillata con il suo stemma e non era mai stata aperta. Non era mai stata spedita a destinazione ed era rimasta sigillata per 80 anni, fino a stamattina. Ho chiesto il permesso al personale di aprire la busta, che conteneva non una, ma ben tre lettere: le prime due della marchesa Montezemolo alla sua amica contessa Sartorio, e la terza di Lydia, la figlia maggiore dei Montezemolo, alla figlia della sua amica "Esa" Sartorio. La terza lettera è controfirmata anche dalle altre sorelle, Isolda e Amalia.

Di seguito le trascrizioni dei documenti in parola:


R. Ambasciata d’Italia

presso la Santa Sede

                                                                     Roma 8 Agosto 1944


            Eccellenza Reverendissima,


                                                            mi sono permesso di chiedere l’altro giorno il Suo intervento per un opera buona che interessa la famiglia del compianto Colonnello Montezemolo.

            Si tratta cioè di ottenere che uno dei mezzi del Vaticano transitanti per Perugia possa portare a Roma 5 biciclette lasciate colà (presso la Contessa Nina Guiglia Sartorio, Billa “Il Boschetto”– Monterone, Perugia) dalla Marchesa Montezemolo.

            La famiglia di questa povera signora composta di ben 5 figli si trova in ogni difficoltà per la precarietà dei mezzi di comunicazione e sarebbe per essa un grande sollievo il poter ritirare le biciclette.

            Seguendo il Suo consiglio ho fatto scrivere una lettera dalla Marchesa Montezemolo alla sua amica contenente l’autorizzazione a ritirare le biciclette.

            Veda Lei se dalla cortesia del Governatorato sia possibile affidare l’incarico a persona di fiducia. Il Conte Faina del quale parlammo era purtroppo già partito.

            Con vivissimi ringraziamenti Le rinnovo, Eccellenza Reverendissima, l’espressione del mio deferente ossequio.



                    Roma 4 VIII – 44

            Carissima Nina,


la tua cara lettera con le due suave parole mi ha fatto tanto bene …. se sapessi quanto ho sofferto e quanto soffro! Non mi rendo conto di come io possa continuare a vivere … Prego Dio che mi dia la forza di andare avanti giorno per giorno e di pensare solo ai bambini e a Papà e Mamma.

Ho tanto pensato a te quando ho saputo lo strazio che ti ha colpita, soltanto quando uno soffre molto può comprendere il dolore degli altri…. ho pregato con le bambine perché il Signore ti sostenesse e ti consolasse. Sarò canto contenta di poterti riabbracciare, voglio sperare che ti faccia presto una gita a Roma - Anche le bambine, che ricordano sempre le tue con tanto affetto, desiderano molto di rivederle –

        Mi ha fatto molto piacere di sentire che la battaglia si è passata vicina senza molestarti troppo. Il Boschetto è stato proprio benedetto da Dio …..

Immagino quali saranno le tue ansie per i tuoi cari di Genova, io pure sono in continuo pensiero per Papà e Mamma di cui non ho più avuto notizie dal 25 maggio. Chissà quando potremo rivederli…. Che Dio ci aiuti tutti e salvi la nostra povera Italia ! Ti prego di dire a Don Giuseppe tutto la parte che prendo ai suoi lutti, ho sentito da tuo marito le tragedie dei suoi nipoti, digli anche che preghi un po’ per me, perché ne ho tanto, tanto bisogno….

        Ti abbraccio, cara, con la speranza di rivederti presto, e ti ringrazio di aver pensato di mandarmi la cappelliera, che mi è venuta molto utile.

                                                                                 tua Juccia.

 


6 - agosto- 1944.

            Carissima Nina,


riapro la lettere che attendevo di consegnare a tuo marito per aggiungervi questo soglio. Il ministro presso il Vaticano mi offre l’occasione di farmi trasportare le biciclette, di cui ho immenso bisogno e mi avverte che spera di poter mandare un camion della Santa Sede (di transito a Perugia) a prenderla direttamente al Boschetto, ti prego perciò di consegnarle senz’altro a chi ti porterà questa lettera. Se per caso ti vedessi che sul camion si fosse ancora posto, e se fossero disposti a caricare, ti pregherei di mandarmi anche altro; di tutto ho bisogno, perciò qualunque cosa mi verrà utile specialmente il forno perché qui si fa una vita impossibile per cucinare e a Roma i forni da campagna costano da 1000 lire in su! (Del letto non ho bisogno).

Pensa la noia e ancora affettuosissimi saluti, baci ai cari piccoli.

                                                                                                       Juccia.


 

            Cara Esa,


Ti ringrazio molto della Tua lettera che ci hai portato Tuo padre; da molto tempo solevo risponderTi ma aspettavo di sapere quando sarebbe ripartito per Perugia, purtroppo però non l’abbiamo saputo e approfitto perciò di questa occasione per scriverti e ringraziarti tanto tutti della parte che avete preso al nostro grande dolore e delle Vostre preghiere che ci sono di gran conforto. 

    Ci ha fatta molta pena la notizia della perdita della Vostra cara Nonna ala quale eravate tanto affezionate; si siano tanto vicine col cuore in questo momento così doloroso anche per voi.

Tuo padre ci ha detto che forse fra qualche tempo verrete a Roma per continuare gli studi siano proprio contente al pensiero di rivederci presto –

Tutti i venerdì andiamo a Trinità dove restiamo tutta la mattina, dopo la messa, in giardino a chiacchierare e a lavorare con le madri.

Ieri abbiamo visto Eugenia Sansonetti che è arrivata da Mottola, si fermerà qui qualche giorno col padre e con la madre e poi ripartirà. Parliamo sovente di voi con le compagne e con le madri e tutte rimpiangono molto la vostra mancanza. Ti prego di salutari i Forti e di dare un bacio a Raggi e a Checco da parte nostra.

Devoti saluti alla vostra Mammina, a Te e a Amma un abbraccio affettuoso da Lydia.

                         Tanti saluti da Isolda

                              Adriana

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